Sul Comune unico sono tutti contrari. L’unico parere parzialmente positivo, a sorpresa, arriva dai «nemici» del centro destra.
Non ha suscitato grandi consensi, tra gli amministratori del territorio, la proposta inserita nel piano programmatico della neonata Casa della sinistra di iniziare a lavorare in modo sempre più concreto all’associazione dei Comuni, per arrivare alla fusione dei sei paesi della Valle San Martino in un’unica istituzione locale.
«Il futuro dei Comuni di piccole dimensioni non può essere diverso dalla gestione associata, che dovrà culminare nella nascita di un unico ente», ha sottolineato ieri il portavoce della Cds, Corrado Conti. Ma questa visione incontra solo parzialmente il favore degli amministratori locali. «Sono assolutamente contrario - ha affermato il vice sindaco di Vercurago, Alberto Bonacina -. Per portare avanti la gestione associata dei servizi importanti si può continuare a basarsi sulla Comunità Montana, o sulle convenzioni che già esistono in determinati ambiti. Il Comune unico avrebbe troppe disparità, per quanto riguarda le necessità dei singoli territori».
Il problema, secondo Bonacina, non è comunque solo organizzativo («Non si avrebbe nemmeno una contrazione dei costi, perché sarebbe necessario mantenere uffici decentrati con relative spese»), ma anche d’identità: «Già è stato difficile far comprendere alla gente l’utilità del passaggio dalla Provincia di Bergamo a quella di Lecco - ha aggiunto il vice sindaco -. Con la fusione si andrebbe a perdere l’identità comunale, alla quale i cittadini sono molto legati. Anche perché ora gli enti locali sono a misura d’uomo».
Punti, questi, su cui concorda appieno il primo cittadino di Monte Marenzo, Mauro Colombo. «I proclami sono sempre facili da fare, ma i problemi reali sono altri. Sulla possibilità di realizzare un’unica munipalità in Valle, io non sono per niente d’accordo: i Comuni hanno un’identità propria, da mantenere. Sì, invece, all’associazione di enti o di servizi, mantenendo capofila la Comunità Montana. Sono convinto - ha tagliato corto Colombo - che prima di pensare al Comune unico sia il caso di pensare ad associare settori come l’ufficio tecnico, la ragioneria ed altri servizi. Se poi, un domani, ci saranno effettivamente le condizioni per affrontare questo discorso, si potrà valutare. Ma ora no».
Più morbido nei confronti dell’ipotesi, invece, il sindaco di Carenno, Sandro Tironi. «Non credo che sia un argomento all’ordine del giorno. Al momento serve uno sforzo per riuscire a rendere comune la gestione di alcuni servizi, piuttosto che questo. In ogni caso, serve un dibattito approfondito, che coinvolga non solo gli amministratori, ma tutti i cittadini.
Questa operazione, nel caso, non dovrà essere calata dall’alto».
L’unica voce fuori dal coro, a sorpresa, è di Luca Caremi, amministratore comunale a Calolzio per An e capogruppo in Comunità Montana. «La proposta la vedo di difficile attuazione nel breve periodo. E comunque, non mi pare che l’intera Valle San Martino abbia questa esigenza. Si potrebbe ragionare sull’unione di piccoli Comuni, come Monte Marenzo con Torre de’ Busi. Ma il resto del territorio e Calolzio in particolare lo lascerei in seconda battuta. Peccato però che vogliano eliminare la Comunità Montana proprio ora che non è più in mano alla sinistra».
Luca Caremi

Tratto da:
www.laprovinciadilecco.it

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