Si è tenuto lo scorso 27 Giugno presso il Jolly Hotel di Lecco un convegno di A.N. sul partito unico.
Di seguito potrete trovare un video di parte del mio intervento.
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Si è tenuto lo scorso 27 Giugno presso il Jolly Hotel di Lecco un convegno di A.N. sul partito unico.
Di seguito potrete trovare un video di parte del mio intervento.
| Bobby Sands nasce nel 1954 a Rathcoole, una quartiere a maggioranza protestante nella periferia settentrionale di Belfast. A diciott’anni entra nell’Ira e, nell’ottobre del 1972 viene arrestato per possesso di armi e condannato a tre anni e mezzo di reclusione. Resta nel carcere di Long Kesh fino al 1976 e, una volta scarcerato, riprende la lotta con il movimento repubblicano. Sei mesi dopo, in seguito ad uno scontro a fuoco, viene nuovamente arrestato dalla Ruc, mentre la moglie Geraldine è incinta di quattro mesi. Condannato a 15 anni di carcere, rifiuta di rispondere alle domande degli inquirenti e incomincia la protesta contro le condizioni di detenzione. L’11 marzo 1981 inizia uno sciopero della fame che avrà un notevole impatto sull’opinione pubblica mondiale soprattutto dopo che, nel mese di aprile, Sands viene eletto nelle liste del Sinn Fèin per la contea di Farmanagh. |
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Nonostante il sostegno popolare e l’interessamento diretto del Vaticano l’allora primo ministro britannico Margareth Thatcher rifiuta il dialogo con i detenuti in sciopero. Sands muore il 5 maggio 1981, dopo 65 giorni di sciopero della fame. Dopo di lui altri nove carcerati in sciopero della fame moriranno: il 12 maggio Francis Hughes, il 21 Raymond McResh e Patsy O’Hara, l’8 luglio Joe McDonnel, il 1 agosto Martin Hurson, e Kevin Lynch, il giorno dopo Kieran Doherty, l’8 agosto Thomas McElwee, il 20 dello stesso mese Micky Devine. Il 3 ottobre 1981 lo sciopero della fame dei detenuti cessa. Tutti i patrioti del mondo sono nostri fratelli. |
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Bobby Sands |
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Tempo di analisi del voto e di proposte per le incombenti elezioni comunali del 2006 a Lecco.
Tra le varie proposte che in questi giorni tengono banco, una sembra raccogliere il parere favorevole di alcuni esponenti della CDL, la lista civica o unica che sia.
In pratica si tratterebbe di una lista che dovrebbe raccogliere, nelle intenzioni dei suoi sponsor, il meglio della società civile lecchese: imprenditori, commercianti, professionisti e qualche politico.
Devo essere sincero, l’ipotesi dell’abbandono della politica per cedere il passo alla cosiddetta “società civile” non mi entusiasma e non mi entusiasma nemmeno il vedere che alcune segreterie di partito, forse in debito di idee o forse in debito di credibilità, sposino questa linea.
Il futuro della CDL dovrebbe essere preparato sulla base di un rinnovato accordo tra le varie componenti della coalizione, un nuovo patto fondativo che ponga in primo piano le specificità dei vari partiti e movimenti che di questa coalizione sono il corpo e il sangue.
La vera forza della CDL nelle scorse tornate elettorali è stata la sua varietà di proposte: il federalismo, il cattolicesimo, il liberalismo solidale, il rilancio dell’idea di patria coniugata con il rispetto e l’attenzione verso le tematiche di carattere sociale.
La nostra vera forza è stata la nostra diversità e complementarietà non l’omogeneità e l’omologazione, dal confronto nascono le idee che poi risultano vincenti.
Ma forse tutto questo can can sulla lista unica serve proprio a nascondere le proprie specificità, annacquare le proprie idee, soffocare la nostra identità in un calderone liberal-conservatore senza cuore ne idee o forse qualcuno spera in questa ipotesi per nascondere i propri limiti, la propria incapacità a mettersi in gioco, ma stiano sicuri questi personaggi che non troveranno la strada spianata verso l’annullamento del nostro partito.
Ezra Pound diceva: ”l’unica cultura che riconosco è quella delle idee che diventano azioni” e se vogliamo vincere le prossime tornate elettorali dobbiamo tutti quanti imparare che dalle nostre idee devono poi nascere delle azioni.