Lega Nord

Gli islamici al Comune:”Dateci un luogo per pregare”.


La concessione di un luogo pubblico per permettere alle persone di fede islamica di ritrovarsi e pregare. È questa la richiesta firmata da oltre una ventina di extracomunitari residenti in città, inoltrata al sindaco di Calolzio e fatta protocollare nei giorni scorsi agli uffici municipali.
Nella petizione, che a breve sarà al vaglio della giunta di centrodestra, si fa espressa menzione di avere a disposizione un locale di proprietà comunale. Anche se non è specificato nel documento, i firmatari vorrebbero un luogo dove poter pregare in maniera permanente, e non per un incontro isolato. Nel complesso il caso non sarebbe comunque paragonabile a quello avvenuto quattro mesi fa a Oggiono. Innanzitutto perché qui non si parla di utilizzare la sala consigliare, e poi perché l’Amministrazione non sarebbe intenzionata a concedere spazi. “Prima di dare una risposta mi riservo di analizzare bene la richiesta e soprattutto di sottoporla, giovedì prossimo, all’attenzione di tutta la Giunta per una scelta collegiale – fa sapere il sindaco Paolo Arrigoni – Al momento sto valutando a fondo l’intera situazione posso dire che l’orientamento è per il no. Posso dire che l’orientamento è per il no. A prima vista non ci sarebbe la possibilità”. I motivi, sempre secondo il primo cittadino, sarebbero da ricondurre alla mancanza di spazi, e più in generale a questioni di sicurezza.
“Ci sono leggi da rispettare e a queste ci atterremo – aggiunge Arrigoni – Di concedere la sala consigliare non se ne parla neppure. Per il resto luoghi pubblici a disposizione per raduni di preghiera non ne abbiamo”.
Ma nella decisione avrebbe un qualche peso il fatto che si tratta di religione islamica, viste anche le battaglie a livello nazionale che la Lega (a cui il primo cittadino è iscritto) porta avanti contro l’apertura di moschee?
“No, non c’entra il tipo di religione, la decisione che verrà presa sarà dettata esclusivamente dalle regole e da motivi di sicurezza. Concedere uno spazio del Comune per raduni di preghiera a persone di fede islamica potrebbe creare situazioni di pericolo. Questo anche perché potrebbero venire molte persone anche da fuori Calolzio”. Secondo il sindaco il problema si porrebbe quindi anche nel caso in cui i promotori dell’iniziativa dovessero optare, in caso di probabile diniego, per un edificio privato. “Resterebbe da affrontare la questione sicurezza, ma almeno non si tratterebbe di concedere un luogo pubblico che ripeto, a una prima valutazione, non mi sembra appropriato concedere”.
Di tutt’altra opinione Claudia Valsecchi, consigliere comunale di Rifondazione comunista. “La richiesta di avere in concessione un luogo di preghiera è lecita e io lo concederei – ha commentato – Siamo in uno stato laico, e tutte le persone, qualsiasi fede professino, hanno il diritto di radunarsi a pregare. Tra l’altro si tratta di persone residenti a Calolzio. I promotori della petizione sono extracomunitari tutti con il permesso di soggiorno, e hanno anche fatto sapere di essere disposti a pagare il noleggio della sala. Ricordo che siamo in Italia, un Paese la cui Costituzione prevede la libertà di opinione, di parola e anche quella di religione”.
Sulla stessa lunghezza d’onda un altro consigliere de “Il Centro, l’ambiente, le Sinistre” Corrado Conti, che ha aiutato i firmatari a stendere la petizione.
“L’ho fatto perché ritengo legittima la loro richiesta. Il diritto di professare liberamente la propria fede è sancito dalla nostra Costituzione. E poi – incalza Conti – tengo a precisare che non si tratta certo di aprire una moschea. I firmatari fanno parte di una comunità di senegalesi tutti in regola, con Carte d’identità e dati relativi allegati alla richiesta. Queste persone sono anche disponibili a incontrare il sindaco per eventuali chiarimenti. Tra le ipotesi ci potrebbe essere quella di concedere la sala civica”. Insieme a Conti ha aiutato gli extracomunitari a preparare la petizione anche il calolziese Giovanni Gibella, che ha spiegato: “Anch’io credo si tratti di una richiesta legittima. Questi ragazzi devono percorrere più di 100 chilometri due o tre volte la settimana per andare a pregare. Agli extracomunitari occorre anche garantire diritti non solo tenerne conto quando serve. E poi con l’utilizzo di questo locale che paghererebbero, non creerebbero alcuna situazione di pericolo”.
Non tutte le voci del centrosinistra sono però concordi. “Io sono contrario a concedere uno spazio comunale per raduni di questo genere – commenta Valentino Mainetti, esponente della Margherita ora nel Pd, consigliere de Il Centro, l’ambiente, le sinistre – In linea di massima la penso come il sindaco: ci sono motivi di sicurezza e credo anche legali che impediscono questo via libera. Nutro poi molte perplessità dal punto di vista strettamente politico”.
Ancora più duro l’assessore alla Sicurezza Luca Caremi de La Destra.
“Io sono per un risoluto no a concedere spazi pubblici per raduni di preghiera da parte di persone di fede musulmana – tuona Caremi – Innanzitutto perché i luoghi di proprietà comunale non possono svolgere funzioni religiose. E poi per motivi di sicurezza, senza dimenticare che nei Paesi islamici non c’è la stessa sensibilità verso i cristiani. Almeno ci sia la reciprocità”.

Luca Caremi


Tratto da: La Gazzetta di Lecco